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In vacanza con la zia: terza parte


di Stefy_Mant
13.11.2025    |    4.883    |    6 9.7
"Lui alzò le braccia e si portò davanti a me, slacciandosi i pantaloni e tirando fuori il suo cazzo duro e pronto a fottermi la gola..."
Ci svegliammo tardissimo. C'era da aspettarselo, vista la nottata passata con le nostre conquiste del giorno prima. Se già il pomeriggio ci aveva provate, entrambe ci eravamo concesse un bis notturno, con ritorno in camera all'alba. Niente spiaggia, quindi. Forse dopo pranzo. Questo era il piano, anche se mia zia sembrava intenzionata a vedere di nuovo il suo amichetto. Io, invece, mi sarei dovuta intrattenere diversamente: Alex, rivelatosi il proprietario di un ristorante dell'isola, era via a incontrare dei fornitori e sarebbe tornato il mattino dopo.
Andai a recuperare dei caffè per fare un minimo di colazione, quando mi squillò il cel. Era uno dei tre della nostra spompinata in spiaggia, che mi chiedeva se ci andasse di raggiungerli a pranzo nel bar-ristorante dove ci eravamo conosciuti. Ci stava come piano per la giornata. Mi erano piaciuti ed ero curiosa di vedere cosa sapevano fare, dato che solo noi ragazze ci eravamo date da fare con loro. Ne parlai con mia zia, che accettò ma con una certa riluttanza. Forse si stava innamorando di quello lì? Non potevo poi biasimarla. Non era un bel vedere, ma quando mi aveva presa... eh, si era fatto valere. Poi era comunque simpatico, il che non guasta mai.
Ci preparammo e, se io sfoderai un look da pin-up, mia zia optò per qualcosa di più tranquillo ma che comunque la valorizzava. Arrivammo sul posto e loro erano già lì. Ci fecero accomodare con fare cavalleresco (o per guardarci bene culo e tette), e poi partirono subito in quarta con battutine sul nostro precedente incontro e altri doppi sensi. Io adoro queste situazioni e vedevo di tener loro sempre testa; anche mia zia sembrava apprezzare e, nel giro di poco, si sciolse un po', entrando nel gioco e facendosi abbracciare e palpare da quello a cui aveva fatto la spagnola.
Dopo un pranzo leggero, fu proprio lei a smuovere le acque.
«Ma, senti un po',» gli disse, «fai tanto il grande amante, ma ancora solo io ho tirato fuori un po' di talento qua.»
Lui rise di gusto, la prese per mano e le fece cenno di andare.
«Voi due,» disse, rivolgendosi agli amici, «giocatevi la figlia. Chi perde, pippe.»
Risentita della cosa, mi feci avanti.
«Posso gestirmeli entrambi, sai?» risposi piccata. «Anzi, potrei gestirvi anche tutti e tre!»
Partì qualche applauso e decidemmo di andare tutti quanti: la zia col suo, io con gli altri due. Stavolta attirai gli sguardi dei passanti nel vedermi palpata da due uomini più vecchi di me.
Una volta in camera, presero subito l'iniziativa: mi abbassarono il top, leccandomi un capezzolo ognuno, mentre con le mani mi palpavano e sculacciavano. Non ci eravamo ancora mossi dall'ingresso che tirarono fuori i cazzi e mi invitarono a mettermi giù e darmi da fare, cosa che accettai con enorme piacere.
«Sta qua ci prosciuga, mi sa.»
«Si vede che è zoccola nata pure lei, come la madre.»
Dopo un po' mi alzai, spogliandomi e lasciando solo i tacchi.
«Continuiamo solo con pompini o passiamo ad altro?» chiesi con fare piccato, mentre loro mi indicarono la camera da letto. Mi misi a 90 e loro, da bravi, si piazzarono uno davanti e uno dietro. Ripresi a succhiare il primo, mentre l'altro mi bagnava abilmente il buchetto con la lingua, prima di far spazio al suo durissimo cazzo che entrò in me dolcemente ma convinto. Stavolta solo grida di piacere, niente dolore. Presero con naturalezza il controllo, scopandomi bocca e culo con un buon ritmo che lasciava capire che io ero solo l'ultima di molte conquiste condivise.
Stavano per darsi il cambio quando bussarono alla porta. Ignorammo la cosa, ma il bussare divenne più insistente. Così, uno dei due andò a controllare, mentre l'altro riprese a incularmi con decisione. Poco dopo entrarono in camera mia zia e l'altro.
«E niente, eravamo curiosi del tuo poterne reggere tre insieme,» disse lui. «Tua madre dice che ci riesci, io ho i miei dubbi.»
Sorrisi e invitai i due con cui stavo scopando a sedersi sul letto e presi a smanettarli per farglielo tornare di marmo come prima dell'interruzione. Una volta soddisfatta, cavalcai uno dei due, poi invitai l'altro a provare a entrare anche lui. Entrambi i loro cazzi erano belli bagnati e con poco riuscì a scivolare dentro. Cacciai un urletto ma mi sciolsi subito; anche lì presero bene un ritmo che rese la doppia penetrazione alquanto piacevole.
«Un buco è libero, come puoi vedere,» dissi soddisfatta.
Lui alzò le braccia e si portò davanti a me, slacciandosi i pantaloni e tirando fuori il suo cazzo duro e pronto a fottermi la gola. Mia zia osservava dalla porta la scena, toccandosi nel mentre.
Dopo un po' mi liberai la bocca e la invitai a unirsi a noi. Lei si buttò nel letto e iniziò a leccare le palle dei due che mi stavano fottendo il culo, per poi passare a lavorarsi le palle di quello che si voleva scopare. Poco dopo si staccarono tutti e tre e si misero a guardarci.
«Ma una lesbicata, la fareste?» proposero.
Io e mia zia eravamo non poco titubanti, ma dopo un po' ci demmo un bacetto sulle labbra, dicendo che era il massimo.
Loro insisterono un po', chiedendo almeno un po' di lingua.
«Beh,» proposi, «se magari ci lavoriamo un cazzo insieme, un po' di lingua ci scappa.»
Lei rise, come per darmi l'ok, e in un attimo uno dei tre si buttò a letto, invitandoci a succhiarglielo in due. Ci demmo da fare, con le nostre lingue che spesso si sfioravano. Gli altri due incitavano all'inizio, ma poi decisero di farsi avanti, prendendoci a cucchiaio mentre eravamo sdraiate a succhiare. Un paio di volte quello che mi inculava provò a indirizzare il mio "cazzetto" dentro mia zia, ma riuscii sempre ad evitarlo.
Dopo, con un bel coraggio accumulato, mia zia si fece avanti per una tripla e io mi presi un attimo per rifiatare, mentre la osservavo prendere cazzi in ogni buco, godendo come poche.
«Dai su, basta cazzeggiare,» mi disse uno di loro, invitandomi a tornare a letto.
Ovviamente mi ributtai nella mischia, ritrovandomelo sopra e subito dentro. Mi inculò con vigore, mentre mi stuzzicava i capezzoli con i denti e i baffi, che per la prima volta apprezzai non poco. Mi aspettavo che mi venisse dentro, ma a una certa si prese pure lui una pausa per rifiatare, seguito a ruota dagli altri.
«Dai ragazze, slinguazzatevi un po'!»
«Cosa vi cambia se è fatto senza cazzo in mezzo?»
«Dai, dai! Su!»
Io e lei ridemmo della loro insistenza: erano così teneri. Ci guardammo e ci lasciammo andare in un lungo e intenso limone.
Li sentimmo esultare, mentre si smanettavano guardandoci. Poi, uno ad uno, si avvicinarono e schizzarono sulle nostre facce, mentre noi, imperterrite, ci baciavamo e palpavamo. Una volta venuti tutti e tre, smettemmo e scoppiammo a ridere.
«Dai che alla prossima vi facciamo pure scopare.»
«Ora non esageriamo, ragazzi.»

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